GRUPPO MISSIONARIO PARROCCHIALE
LA MISSIONARIETA'
E' appena finito il mese di ottobre: il mese missionario.
Ma cosa significa essere missionari?
Tutti siamo missionari in virtù del nostro battesimo e dobbiamo portare l'annuncio del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza.
Essere missionari comporta prendere posizione davanti alle proposte non evangeliche del mondo contemporaneo, remare contro corrente.
Non è essere contro il progresso ma pensare un modo nuovo di fare il progresso. In tutto il mondo. Senza aggredire la vita, senza aggredire la natura o l'ambiente. Progresso è avere un lavoro, una casa, poter vivere degnamente come qualsiasi essere umano, come qualsiasi cittadino. L'economia si dovrebbe basare sull'avere il giusto per vivere e non sull'accumulare. E' una mentalità molto differente dalla mentalità del mondo.
Non dobbiamo vivere nella più totale indifferenza per paura di perdere le nostre comodità. Bisogna avere il coraggio di aprire gli occhi e lasciarci scavare l'anima dal fratello. Tutti gli uomini hanno pari dignità e portare tutti ad avere il necessario per vivere non è un atto di carità ma, semplicemente, un atto di giustizia.
Essere missionari è, dunque, proporre stili di vita che testimonino la scelta preferenziale dei poveri, la sobrietà, la trasparenza.
Sobrietà che non equivale a povertà ma che è saper distinguere il necessario dall'utile e dal superfluo.
Essere missionari non è solo partire per terre lontane ma avere una capacità di apertura e predisposizione al dialogo con ogni uomo nello stile dell'accoglienza e della solidarietà.
Missione, quindi, non è un luogo dove "andare per fare qualcosa" ma piuttosto un luogo dove "andare per stare con qualcuno". Noi non siamo quelli che vanno a portare la "civilizzazione" ma dobbiamo essere quelli che risvegliano le potenzialità che sono già insite in ogni popolo. Dobbiamo essere facilitatori di processi; aiutare, cioè, le persone ad analizzare la propria situazione ed a decidere quali soluzioni adottare per migliorare la propria vita. Portare alfabetizzazione, aprire le menti, far emergere le potenzialità che ognuno ha dentro di sé perché, come diceva Giovanni Paolo II nell'enciclica Redemptoris Missio, lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. È l'uomo il protagonista dello sviluppo non il denaro o la tecnica.
La fame d'istruzione non è in realtà meno deprimente della fame di alimenti: un analfabeta è uno spirito sotto alimentato. (Populorum progressio, Paolo VI)
Spesso gli impoveriti hanno un senso di inferiorità nei confronti di noi occidentali e non credono in sé stessi. Nostro compito è proprio quello di far emergere le loro capacità e portarli alla consapevolezza che ognuno è l'artefice del proprio destino e del proprio sviluppo. Abbiamo parlato di impoveriti e non di paesi poveri, perché è il nostro stile di vita che li sta impoverendo. Non sono nati poveri ma lo sono diventati.
Essere missionari è riequilibrare questo divario che abbiamo creato con il nostro stile di vita. E' credere nell'uomo, amarlo e condividere con lui la medesima speranza: speranza che si alimenta ogni giorno in Gesù Cristo.
Per concludere possiamo dire che quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma, come diceva Madre Teresa di Calcutta, se non lo facessimo, l'oceano avrebbe una goccia in meno.

Parrocchia Maria Immacolata - via San Marco, 61 - 37138 Verona - Tel. 045574439